Riapertura Studio di Pittura di Laura Grosso classi anno 2017-2018

Ti invito a partecipare al primo incontro per stabilire insieme i giorni delle classi con gli orari.

Puoi contattarmi su facebook o a questa e-mail: lgrosso55@gmail.com

“Pittura Lectio Divina” una palestra di Pittura nel mio studio.

Dal 2007 accolgo nel mio studio chi desidera dipingere o essere iniziato all’arte della Pittura.
La formula di laboratorio collettivo in piccole classi offre ai partecipanti la possibilità di imparare insieme al di là del livello di preparazione individuale.

La mia partecipazione personale al laboratorio assicura un esempio costante e concreto.
Il soggetto unico per tutti mostra la varietà dei temperamenti e allontana dai deplorevoli impulsi competitivi. Al contrario, spinge all’accoglienza e alla condivisione.

Intendo trasmettere la Pittura a partire dall’esercizio ‘dal vero’, sui temi consolidati storicamente di Natura Morta, Figura e Paesaggio. Tengo a precisare che non si tratta di lezioni o corsi. Propongo invece un percorso personalizzato, con lo scopo di condurre a una scelta figurativa o astratta, secondo le proprie inclinazioni.

Il programma prevede, oltre alle classi di pittura, una serie di incontri inerenti alla materia da me curati.

Questi incontri possono essere stabiliti in modo collegiale e sono aperti anche agli amici:

  • Storia della Pittura, con immagini proiettate o con esercizi
  • visita guidata all’Atelier di un pittore
  • valutazione finale di riepilogo con Openstudio

progetti con Mostre collettive, per i partecipanti più avanzati nella disciplina

“Pittura Lectio Divina” Studio di Pittura di Laura Grosso

Lo Studio di Pittura di Laura Grosso “Pittura Lectio Divina” apre la sua porta a chi desidera sperimentare l’arte della Pittura.                                                                       Il  progetto  nasce nel 2007 e si propone di fornire un punto di incontro, sia fisico che interiore, per trasmettere questa disciplina ‘dal vero’ e nei temi tradizionali della Natura Morta, della Figura e del Paesaggio.                                                             L’organizzazione in gruppi  eterogenei spinge spontaneamente all’ accoglienza e alla condivisione e offre la possibilità di imparare a dipingere insieme, al di là del livello di preparazione individuale. Dipingere diviene così un esercizio costante come quello di una  palestra, in cui la guida offre il suo esempio dipingendo lei stessa insieme agli studenti.

 Piano di studi di “Pittura lectio divina”.

Lo studio si articola in classi di pittura, lezioni teoriche di Storia della Pittura, visite alle mostre e agli studi di pittori e si conclude ogni anno con una valutazione finale di riepilogo all’interno di un Openstudio. Chiunque voglia iscriversi può visitare lo Studio in orario di classe.

Per le classi sono proposte le seguenti modalità:

  1. PROGRAMMA ANNUALE: 600 € da dilazionare in 10 mensilità di 60 € ognuna, 4 classi al mese + la possibilità di partecipare ad altre classi. Questo programma prevede l’inserimento nel gruppo AA.VV.Picturae e workshop intensivi.
  2. PROGRAMMA MENSILE: 80 € al mese, 4 classi totali.
  3. 4 CLASSI: 60 € 4 classi di seguito da esaurire in un massimo di due settimane.
  4. CLASSE OCCASIONALE: 30 € un’unica classe.
  5. CLASSE PRIVATA: 50 € una lezione personale, nello Studio o ‘En plein air’.

Le classi vengono concordate fin dall’ inizio nei giorni fissati fra lunedì e venerdì in orario mattutino e/o pomeridiano. Ogni classe nello Studio, di 3 ore circa, è formata da  2-6 partecipanti (en plein air non c’è limite di numero). Solo nel programma  annuale è possibile, oltre che nella classe fissata, inserirsi in altre classi con un numero inferiore di 6 persone, tramite prenotazione.                               Tutte le classi mancate sono recuperabili, all’ interno del calendario stabilito.

Lo studio, per allargare le conoscenze degli studenti,  offre inoltre:

  • lezioni di Storia della Pittura, incontri conviviali di presentazione e discussione su un tema stabilito insieme, con immagini proiettate e/o esercizi da disegni o quadri dei grandi pittori. I materiali (Olio, Tempera, Acquerello, Disegno, Acrilico) sono a scelta e a spese del partecipante e devono essere portati ad ogni appuntamento fissato.

  • conoscenza di Pittori viventi all’interno del loro atelier, e osservazione delle opere dal vero o, se nello Studio, attraverso immagini proiettate.

  • valutazione finale con  ‘Openstudio , valutazione/esposizione dei lavori dell’anno alla presenza di un pittore ospite aperta al  pubblico.

Gli appuntamenti vengono divulgati settimanalmente al gruppo degli studenti tramite email.

Roma via Suvereto 30, palazzina F, scala A, interno 4

Tel: 06 8120786 / 3429617510   Email: lgrosso55@gmail.com

www.lauragrosso.com

http://pitturalectiodivina.com/

https://www.facebook.com/DellaPittura/?fref=ts

https://www.facebook.com/AA.VV.Picturae/?fref=ts

http://www.lauragrosso.com/

 Laura Grosso è Nata a Bari nel 1955 , vive a Roma dal 1965.

1972 – Diploma di Maturità Artistica a Roma via Ripetta

1973 – Diploma dell’anno integrativo.

1978 – Diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma con Alberto Ziveri

1978 – Abilitazione all’Insegnamento delle discipline pittoriche nella scuola pubblica.

dal 1980 – Esposizioni con acquisizioni private e pubbliche delle opere in Italia e all’estero.

Dal 2016 ha avviato il progetto ‘AA.VV. Picturae’, al quale partecipa  insieme ai pittori da lei selezionati, che consiste nella produzione di opere realizzate a più mani.             ‘Includendo’ , maggio 2016, Spazio Tiburno Roma                                                           ‘Con Hilma af Klint’, maggio 2017, Casa Internazionale delle Donne Roma).

 

 

Studio di Pittura di Laura Grosso. Catalogo.

Il catalogo dello Studio di Pittura di Laura Grosso. 

“Questo catalogo raccoglie le opere di tre allievi di Laura Grosso, da lei avviati al disegno e alla pittura per assecondare e guidare un’esigenza espressiva che appartiene a ciascuno di noi…”

Giorgio Di Vita

“Bisogna trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva…

Le linee parallele all’orizzonte esprimono la larghezza, che è un aspetto della natura, o se preferite dello spettacolo che il Pater Omnipotens Aeterne Deus dispiega davanti ai vostri occhi. Le linee perpendicolari all’orizzonte rappresentano la profondità.…

…Bisogna inchinarsi di fronte a quest’opera perfetta. Da essa tutto deriva, per essa noi esistiamo, dimentichiamo il resto.” Paul Cezanne

 

La Pittura nasce come desiderio, nell’essere umano, del rapporto dialettico con la natura, meditato e profondo, non la si può concepire al di fuori di questo rapporto. In Pittura tutta la ricerca muove da un dialogo con le cose: nature morte o paesaggi o corpo umano o persone, tutti sono ‘motivi’ ai quali il pittore cerca di carpire un segreto attraverso ore di solitaria contemplazione.

L’esercizio della Pittura somiglia alla meditazione della ‘Lectio Divina’, lettura della ‘Parola di Dio’, che in questo caso è incarnata nella Natura: si parte dalla percezione di essa, dall’apertura nei confronti di tutti i suoi aspetti, e, attraverso l’osservazione attenta di ogni connessione, si giunge al senso di unità che emana dalla coscienza della propria presenza in essa. Analisi della realtà e introspezione formano progressivamente la ‘coscienza’ del pittore, che gli permette di cogliere la propria percezione e di renderla, attraverso uno stile personale e nuovo, ma elaborato sulla conoscenza delle forme del passato.

Il rapporto tra pittura e percezione implica un processo di selezione e sistematizzazione del dato sensibile che, nell’ambito della tradizione occidentale, è affidato ad alcuni elementi di individuazione: la linea, il piano, il volume, il colore.

La pittura, come ogni linguaggio nell’arte, non va considerata alla stregua di un calco della realtà.

Ogni pittore ha utilizzato a modo suo i materiali precedentemente accumulati, ci sono dei codici iconografici, ed è lavorando sui codici del passato che il pittore ne produce di nuovi. Da che esiste la pittura, gli artisti che vi si sono applicati hanno svolto attraverso di essa un discorso che riguarda non solo le cose riprodotte, ma anche il modo di riprodurle.

Nel momento in cui i pittori si rendono conto di agire su schemi visivi ereditati dalla tradizione, e di operare nel senso di una evoluzione che li renda atti ad esprimere nuovi aspetti della conoscenza, la pittura acquista una duplice funzione: oltre ad essere un linguaggio sviluppa una sua dimensione interna che è la riflessione sulla specificità dei suoi mezzi espressivi.

L.G.

Painting: a ‘Lectio Divina’. The Laura Grosso’s Painting Studio.

“Deal with nature by means of the cylinder, the sphere and the cone, all of them placed in perspective … lines parallel to the horizon give breadth, a section of nature, or if you prefer, of the spectacle spread before our eyes by the ‘Pater Omnipotens Aeterne Deus’. Lines perpendicular to that horizon give depth.

… We must bow before this perfect work. Everything derives from it, for it we exist; forget the rest.” Paul Cezanne

Painting was born from the human desire to find a dialectical relationship with nature. Meditated and deep, painting cannot be conceived outside of this relationship. In painting, all research moves from a dialogue with things: still lifes or landscapes or human body or persons. All of these are ‘reasons’ for which the painter tries to steal a secret by the means of hours of solitary contemplation.

The practice of painting resembles the meditation of the ‘Lectio Divina’, the reading of the ‘Word of God’ which, in this case, is embodied in Nature: starting from the perception of it, opening towards all its aspects, and, through careful observation of each connection. You come to the sense of unity that emanates from the consciousness of its presence in it. The analysis of reality and introspection gradually form the ‘conscience’ of the artists, which allows them to grasp their own perception and render it through a new and personal style but elaborated on the knowledge of the forms of the past.

The relationship between painting and perception implies a process of selection and the systematization of perceptible data that, in the Western tradition, is entrusted to identifying elements: line, plane, volume and color.

Painting, like any artistic language, should not be considered as a copy of reality.

Every painter has used the previously accumulated (historical) material in their own way. There are iconographic codes, and it is by working from those past codes that the artist produces new ones. Ever since painting has existed, the artists who have employed it have carried out a discourse that concerns not only the reproduced things, but also the way to reproduce them.

At a time when painters realize they act on visual schemes that are inherited from tradition, and they work towards an evolution which makes them suitable to express new aspects of knowledge, painting acquires a dual function: in addition to being a language, it develops an inner dimension which is the reflection on the specificity of its own means of expression.

L.G.

Il catalogo è  in vendita la prezzo di 10 € per i visitatori di questo sito.

 

In Mostra

Pittura-cover-stampaOK_fronteLo Studio di Pittura di Laura Grosso

in memoria di Celestino Ferraresi

presenta

Barbara Blandamura  Giovanni Bonfiglio

Lucia Costantini  Angelica Fortuzzi  Silvana Troisi

vernissage sabato 7 maggio 2016 ore 18 – 21

aperta dal 7 al 14 maggio dalle 9 alle 18

Studio G. Di Vita Roma via della Balduina 293

Questo catalogo raccoglie le opere di cinque allievi di Laura Grosso, da lei avviati al disegno e alla pittura per assecondare e guidare un’esigenza espressiva che appartiene a ciascuno di noi. Non entro nel merito della qualità pittorica di queste opere, non è il mio compito, ma vorrei cogliere l’occasione per interrogarmi sulla ragione profonda che ci rende desiderosi di rappresentare il mondo.

Perché sappiamo correre? Perché sappiamo emettere suoni? Le risposte a queste domande, e a domande simili, ci appaiono piuttosto facili: si tratta di abilità che condividiamo con gli altri animali, impegnati come noi nella lotta per la sopravvivenza. Fuggire dai predatori, inseguire le prede, spaventare i predatori, comunicare il pericolo o gli stati d’animo… ma perché disegnare, dipingere, rappresentare il mondo, anche solo riproponendo campiture di colore come fa l’arte non figurativa?

La prima pittura rupestre risale a quasi 50.000 anni fa ed è probabile che sia opera di un Neandertaliano: dischi rossicci su una parete rocciosa a El Castillo, nel sud della Penisola Iberica. Si può considerare il primo passo verso la scrittura? Sappiamo che per questa dobbiamo avanzare nella storia umana fino 5.000 anni fa, un balzo enorme, spostandoci a Săliștea, in Romania. Prima, ci sono gli sviluppi figurativi di cui l’esempio più antico sembra sia quello della grotta di Chauvet, nella Francia meridionale, risalente a circa 40.000 anni fa.

Qual è l’esigenza espressa da quel preistorico “artista” iberico? Quale quella dell’uomo di Chauvet?

Il mistero affascina gli studiosi che, in uno sforzo interdisciplinare, cercano risposte nella protostoria delle religioni, nell’estro figurativo di sacerdoti, o di semplici “devianti”. Un fatto però è certo: se esistono disegnatori, pittori, scultori capaci di lasciarci a bocca aperta davanti alla loro maestria nel rappresentare la realtà così come appare ai nostri occhi, non c’è individuo che non sappia, anche nel modo più semplice e rozzo, riuscire a dare un’idea del mondo impugnando una matita, proprio come fanno i bambini nei primi scarabocchi a cui si possa attribuire un significato.

Ecco la meraviglia vera, quella più profonda: il vedere quei segni affinarsi, appropriarsi del colore, della prospettiva, dell’ombra e della luce. Ecco il motivo per cui dobbiamo fermarci a contemplare non solo le opere dei maestri, ma anche quelle degli allievi. La domanda da cui è partita questa mia breve introduzione può trovare forse una risposta proprio nella contemplazione dell’affinarsi di un tratto, nel dialogare nuovo tra due colori.

C’è un autoritratto di Rembrandt, esposto a Londra, dipinto forse nell’anno della sua morte, il 1669, in cui l’artista olandese, al culmine della sua ricerca pittorica, si rappresenta sullo sfondo di due grandi cerchi. Come non pensare ai dischi di El Castillo? Come non vedeßre in quella tela un riassunto? Il punto di partenza e quello di arrivo di tutta la ricerca pittorica? E come non chiedersi se dietro le sue spalle l’anziano pittore non nasconda tutte le fasi di ogni ricerca pittorica che da quei dischi è cominciata?  

G. D. V.             dal Catalogo della Mostra                                                                                                    

This catalog contains the works of five students that started drawing and painting in the art classes of Laura Grosso in order to favour and drive the expressive need that each of us has. I will not go into details about the pictorial quality of these works as it is not my duty, but I would like to take this opportunity to ask myself some questions about the profound reason that makes us so eager to represent the world.

Why do we know how to run? Why do we make sounds? The answers to these  and  other similar questions are rather easy: these are skills that we share with other animals, as we engaged in the fight for survival. Escaping from predators, chasing our prey, scaring predators, communicating danger or moods … but why do we draw, paint or represent the world even just reiterating fields of color as non-figurative art does?

The first cave paintings date back almost 50,000 years ago and are likely to be the work of a Neanderthal man: reddish disks on a rock wall in El Castillo in the south of the Iberian Peninsula. Can this be considered the first step towards writing? We know that for this we must advance in human history to 5000 years ago: a huge leap moving to Săliştea in Romania. Before then, there were the figurative developments of which the oldest example seems to be that of the Chauvet cave in southern France, dating back to about 40,000 years ago.

What is the need expressed by the prehistoric Iberian “artist”? And that of the Chauvet’s man?

The mystery fascinates researchers who, in an interdisciplinary effort, look for answers in the early history of religions, in the figurative oestrous of priests, or in simple “deviants”. But one thing is certain: if there are drawers, painters and sculptors that are able to leave us gaping in front of their skill in representing reality as it appears to our eyes, there is no individual who does not know, even in the most simple and crude way, how to produce an idea of the world by holding a pencil, just like children in their first scribbles to which you can attribute a meaning.

Here is the real and deeper wonder: that you can see those signs getting sharper, appropriating color, perspective, light and shadow.

That’s why we have to stop and contemplate not only the works of the masters, but also those of students. The question that started this brief introduction can perhaps find its answer, precisely, in the contemplation of the sharpening of a mark and in a new dialogue between two colors.

There is a self-portrait by the Dutch artist Rembrandt probably painted in the year of his death, 1669, at the height of his career that is exhibited in London, in which there are two big circles in the background. How can we not think of the El Castillo discs? It is difficult to not see in that canvas a summary? The point of departure and arrival of his whole painting research? And how can you not wonder whether the elder painter does not hide all the phases of every pictorial research that those records began?

Pittura Lectio Divina. Lo Studio di Pittura di Laura Grosso.

Laura Grosso è nata a Bari. Vive ed opera a Roma, nel quartiere di Nuovo Salario.

Si è diplomata in Pittura alla scuola di Alberto Ziveri, nell’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha esposto in Italia e all’estero, entrando con le sue opere in collezioni private e pubbliche.

Il suo progetto per la trasmissione fedele della Pittura esclusivamente ‘storica’ nato nel 2007 con il nome di ‘Sophia: Pittura Lectio Divina’, si fonda sulla convinzione che i mezzi della pittura, e in particolare i risultati della Pittura Moderna, possano e debbano essere trasmessi, anche a chi non ne ha avuto mai esperienza, in una sorta di palestra urgente e indispensabile per l’individuo e per la collettività.

Il suo Studio non è una scuola accademica, ma un laboratorio in cui la guida lavora insieme a pittori e apprendisti di diversi livelli, rigorosamente ‘dal vero’, sui temi classici della Pittura: Natura Morta, Figura, Paesaggio, in cui si impara a dipingere non tramite parole, ma guardando dipingere e dipingendo.

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  • Classi in Studio per 5 persone (massimo), che si possono frequentare a volontà, prenotandosi secondo il calendario stabilito, dal lunedì al venerdì in orario mattutino (9-12) e/o pomeridiano (16-19), con tecnica pittorica a scelta fra Olio, Tempera, Acrilico, Acquerello e Disegno. I materiali, a spese dell’apprendista, sono indicati sul sito.

  • Classi ‘en plein air’ senza limite di numero, nei mesi primaverili ed estivi.

  • Pagina facebook ‘Studio di Pittura di Laura Grosso pitturalectiodivina’ con album di foto e notizie degli appuntamenti.

  • Sito www.pitturalectiodivina con gallerie delle opere e biografie degli apprendisti pittori.

  • Incontri di discussione sulla Pittura storica per imparare ad osservare i quadri.

  • Copia/studio di un quadro storico.

  • Dimostrazione pratica eseguita dal maestro.

  • Esperienza personale di un pittore professionista.

  • ‘Openstudio’ in cui vengono mostrati i lavori dell’anno.

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Laura Grosso

Roma via Suvereto 30, palazzina F, scala A, interno 4
06 8120786 / 3429617510

www.lauragrosso.com

www.pitturalectiodivina.com

Laboratorio di pittura ad acquerello

DIPINGERE CON L’ACQUERELLO.

Laura Grosso  watercolor on paper 20x30 cm.  Roma Parco delle Valli

Laura Grosso
watercolor on paper 20×30 cm.
Roma Parco delle Valli

Con la pittura ad acquerello si realizzano opere di grandi trasparenze ed effetti luminosi. La freschezza e l’immediatezza espressiva di questa tecnica ha affascinato i pittori in ogni tempo anche perchè rappresenta una sfida nella quale occorre abilità e capacità di adottare decisioni rapide ed efficaci. Al contrario della tempera o dell’olio, l’acquerello è però una tecnica “lenta” nel senso che si deve spesso attendere l’asciugatura e questo attardarsi nella stesura del colore lo fa anche gustare pienamente, dunque non sorprende che sia tanto usata dagli orientali: è una tecnica meditativa.

I colori ad acquerello sono molto liquidi e lasciano trasparire il colore o la carta sottostante, non hanno la pastosità dei colori ad olio od a tempera, e tendono ad espandersi sul foglio. Dipingere ad acquerello non è difficile, ma occorre esperienza, perché gli errori difficilmente si possono correggere con la sovrapposizione di altro colore, infatti il colore trasparente non nasconde la stesura sottostante. All’inizio sembrerà complicato, si assimilerà con la pratica, fino a diventare, in modo naturale, parte dell’operazione creativa.

L’acquerello è ottimo sia per pitture vere e proprie che per fare rapidi schizzi e richiede un’attrezzatura minima e poco ingombrante. La qualità del materiale nell’acquerello è particolarmente importante.

 

  • La CARTA: un blocco da acquerello 100% cotone, grana a scelta, misura media.

 

Il supporto per dipingere con questa tecnica è la carta, di grammatura minima 300, incollata nel blocco, oppure fissata con scotc su uno ‘stiratore’ (pannello di legno), in quanto l’acqua tende ad arricciarla. La trasparenza degli strati di colore molto sottile, le zone luminose ottenute con il fondo bianco della carta è parte integrante di questo tipo di pittura.

La carta può essere a grana  satinata o fina o ruvida, ma è fondamentale che abbia una giusta proprietà di assorbenza; quella costituita al 100% di cotone e senza acidi è sempre la migliore, di qualsiasi marca sia: Arches, Moulin de Roy, Fabriano, Magnani, Canson…

La differenza fra le tre diverse opzioni concerne la tecnica che si adopera: sulla carta satinata si può disegnare più facilmente e ogni segno che si fa rimane visibile. Sulla carta ruvida l’effetto finale è più ‘pittorico’, occorre una padronanza superiore del pennello. Quella a grana fina è forse la più semplice da usare, perciò è questa che consiglio a chi sta imparando.

La carta è molto delicata, va usata sempre dal lato previsto nella fabbricazione, mai rivoltata. E’ opportuno inoltre toccarla il meno possibile, perché il grasso delle mani crea delle zone disomogenee di assorbimento nella carta.

Una buona carta assorbe il colore, che quindi va steso velocemente per ottenere colori uniformi. In caso contrario avremo pennellate non omogenee e con effetti di sovrapposizione. Quando finisce il colore contenuto nel pennello, dovremo proseguire con la nuova pennellata, mentre quella precedente non è ancora assorbita completamente, bisogna quindi preparare colore a sufficienza per coprire la parte che si intende dipingere, come nel caso del cielo, per esempio.

Se il colore asciuga, si noteranno giunture: un metodo per attenuare questo fenomeno è quello di bagnare il foglio (o la parte da dipingere) prima di stendere il colore.

 

  • I COLORI: un kit di acquerelli in pasticca a scelta (preferibilmente Windsor&Newton o Schminke).

 

I colori ad acquerello si vendono anche in piccoli tubi, ma sono meno pratici: in questo caso si deve avere una tavolozza sulla quale poggiare le diverse tinte volta per volta, che solidificate possono poi essere ugualmente usate nella pittura successiva. I colori vengono catalogati in base al costo (gruppo 1, 2, 3) e al potere coprente ( quadratini riempiti di nero interamente, per metà, o bianchi). Nei colori ad acquerello la quantità della colla che viene adoperata come legante è determinante: se ve n’è troppa il pigmento perde molto del suo potere colorante, diviene vischiosa la consistenza del colore e risulta quindi meno trasparente.

Elenco di colori utili soprattutto nel paesaggio en plein air:

CALDI

giallo di Napoli

giallo limone

giallo caldo medio

arancio

rosso chiaro

rosso scuro

violetto

FREDDI

azzurro ceruleo

azzurro oltremare

verde turchese

verde brillante

verde scuro

terra di Siena o ocra gialla

terra d’ombra o sepia

grigio di Payne

La gamma dei colori deve essere estesa almeno a 15 pasticche di buona qualità. Nei kit già pronti in vendita si sostituisca il nero con il grigio di Payne e il bianco con un altro colore a scelta fra quelli annotati sopra.

I colori ad acquerello sono molto brillanti. Difficilmente in un acquerello eseguito bene troveremo colori opachi e tendenti al grigio. Sappiamo che mescolando alcuni colori, se ne possono ottenere molti altri: questa operazione nel caso degli acquerelli risulta difficoltosa, perchè si deve pulire il pennello ogni volta prima di intingerlo in un nuovo colore, le eccessive mescolanze influiscono sulla brillantezza del colore per cui conviene lavorare con una gamma abbastanza varia di colori.

Nella pittura ad acquerello, non si usa il bianco per schiarire, ma si lascia trasparire il bianco della carta nella zona che deve rimanere bianca: questa è la regola più importante che bisogna conoscere. Tuttavia, con una buona esperienza, il bianco si può usare per rendere alcuni colori opalescenti, leggermente più coprenti, come nel caso di certe luci sui muri chiari delle case. I colori possono essere usati puri o anche mescolati fra loro. Mescolandoli perdono un po’ della loro lucentezza, si deve osservare grande pulizia, perché tendono a sporcarsi molto facilmente, asciugandosi tendono a schiarirsi. Anche per questa ragione della luminosità è opportuno non sovrapporre più di tre strati di colore.

 

  • La TECNICA: un pennello, un barattolo per l’acqua, un piccolo spruzzatore, fazzolettini di carta.

 

In qualsiasi tecnica, ma specialmente nell’acquerello, prima di dare inizio al disegno e alla successiva applicazione dei colori è necessario osservare attentamente il soggetto nel suo insieme e nei suoi rapporti di chiaro scuro. Vedere prima, lavorare dopo: spesso avviene tutto il contrario, con grave danno per l’esito finale del lavoro.

E’ importante iniziare a dipingere dopo aver eseguito un disegno esatto ma sommario (eventualmente  fare qualche schizzo prima su un foglio da disegno) e sapendo esattamente cosa fare, appunto perché la trasparenza dell’acquerello non consente molte correzioni nella fase di coloritura. Essendo il colore molto trasparente il disegno deve essere eseguito con matita semi dura (HB o H) con tocco leggero, per evitare che i segni della matita traspaiano da sotto il colore. Mai rifinire il disegno con tratteggi o rafforzare i punti di maggiore interesse: disegnare invece solo i contorni. Può essere utile, prima di iniziare a dipingere, sfumare il segno a matita usando con delicatezza una gomma, attenzione però a non creare abrasioni sulla superficie della carta, rovinando così le sue caratteristiche di assorbimento che darebbero luogo a possibili macchie e a che il colore si espanda senza il nostro controllo. Usare le matite colorate acquerellabili (no grafite!) è una buona alternativa.

Per dipingere ad acquerello, è consigliabile tenere la carta in posizione orizzontale, per evitare che il colore molto diluito crei scolature, difficili da correggere. Si consiglia di usare l’acqua con prudenza. Troppo liquido non soltanto appesantisce la carta, che facilmente si arriccia, ma altera anche il risultato cromatico del lavoro. Siccome il potere coprente del colore nell’acquerello può essere a volte scarso se non inesistente, conviene cominciare dipingendo prima le parti chiare e dopo le parti più scure, eventualmente caricando queste ultime di una successiva velatura.

Il sistema più caratteristico per dipingere ad acquerello è il procedimento ‘alla prima’, cioè quello di piazzare subito e definitivamente le tinte: questa  è la tecnica per eccellenza che si presta maggiormente per rapide e brillanti fantasie e per vivaci e immediate impressioni più che per elaborati procedimenti. Anzi questa tecnica risulta tanto più caratteristica quanto più eseguita senza tanti scrupoli e con audacia, e l’acquerello è tanto più pregevole quanto più intatte sono le ‘gocciature’. La bellezza di questa tecnica sta proprio nella trasparenza e allo stesso tempo nella forza dei colori, che possono essere tanto vividi perché vengono stesi  sul luminoso fondo bianco del foglio. Si noterà che più si rafforzano più si spengono, perciò io consiglio di non fare più di due velature, e solo limitatamente a qualche piccolo punto, per scurire o per rafforzare con un colore puro. Per dipingere ‘alla prima’ è necessario fin dall’inizio avere una intuizione forte e chiara della luce.

Più semplice è la tecnica delle velature, a meno che non si tratti di un semplice schizzo. Per velatura, si intende un sottile strato di colore, poco saturo e diluito, che non copre la parte già dipinta. Dipingere a velatura significa stendere velocemente e con leggerezza strati di colore uno sopra l’altro per rafforzare progressivamente la tonalità del colore, in modo da ottenere profondità pittorica. Per far questo è necessario che il colore sul quale si intende ripassare sia ben asciutto.

Si può usare l’acquerello con qualsiasi tipo di pennello, ma quelli consigliati sono morbidi e tondi. Ne basta uno, medio-grande (8 o 10, anche secondo il formato della carta), che si può adoperare usando tutto il corpo in parallelo al foglio, e solo la punta per le zone più piccole. Il pennello migliore è quello di martora, ma si può lavorare bene anche con un’ imitazione sintetica: deve avere un buon potere assorbente dell’acqua e allo stesso tempo mantenere l’elasticità.  Il colore ad acquerello è molto liquido, non ha spessore, perciò tende ad espandersi sul foglio, dunque una belle prime abilità da acquisire è il dosaggio dell’acqua. Quando si eccede con l’acqua si può usare un tovagliolo di carta per assorbire il liquido in eccesso dal pennello stesso.

Il pennello, imbevuto di acqua, si poggia sulla pasticca di colore, fino a che questa si scioglie un po’,va usato come uno strumento di precisione,  non bisogna mai spingerlo e appiattirlo sulla carta. Non sfregare per stendere il colore, anche per evitare che qualche pelo si stacchi e rimanga sul foglio: interrompere il lavoro per rimuovere eventuali peli è una cosa fastidiosa, anche perché, come già detto, si deve lavorare con continuità. Bisogna utilizzare la parte finale del pelo (quello verso la punta). Cambiando colore bisogna lavare accuratamente il pennello per evitare che i residui del colore usato in precedenza creino un effetto di sporco, ma MAI asciugarlo direttamente. L’acqua eccessiva si elimina poggiandolo leggermente su un fazzolettino di carta.

Abbiamo detto che è difficile correggere gli errori nella pittura ad acquerello, in ogni caso, se la carta è buona, si può provare ad asportare col pennello bagnato piccole parti di colore e poi tamponare leggermente con la carta, ad esempio per schiarire o per creare delle zone di luce, avendo cura di eseguire l’operazione con delicatezza e poca insistenza per evitare di rovinare la superficie della carta.

Dopo aver finito di dipingere ad acquerello, bisogna lavare accuratamente tutti i materiali molto bene con acqua e se occorre con una piccola quantità di sapone. Questa operazione è necessaria, per evitare che i residui di colore sulla tavolozza o nei pennelli, si mescolino ai nuovi e li rendano sporchi, quando vengono usati successivamente. Per evitare che i colori nella scatola si secchino eccessivamente, si può iniziare il lavoro inumidandoli con un piccolo spruzzatore.

I pennelli si rovinano facilmente e vanno quindi trattati con cura. Occorre lavarli con sapone neutro e conservarli con la punta in alto, per evitare che prendano la piega. Rifare con la punta delle dita la punta prima di riporli. Se perdono la forma si bagnano con sapone e si avvolgono in carta in modo da formare un rotolino intorno che contenga l’espansione dei peli, chiudendolo con dello scotc e lasciandovelo applicato una giornata, o finchè non asciuga. Prima di riutilizzarlo si eliminerà il sapone con acqua. I dipinti ad acquerello si conservano sotto vetro.  

L.G.